sabato 16 febbraio 2008

La formazione esperienziale

I percorsi di training per i docenti e i formatori non sono molti e spesso si basano su tecniche e testi ormai superati; chi si occupa di formazione esperienziale ha un panorama di scelte per imparare e migliorare ancora più ridotto.

Al formatore tradizionale vengono richieste le medesime capacità degli insegnanti: riuscire a tenere sveglia l'aula e cercare di trasferire in modo semplice e chiaro la lezione.

Nella formazione esperienziale queste sono qualità minori; il formatore deve infatti possedere qualità da leader, deve saper intrattenere, coinvolgere e gestire le dinamiche di gruppo.

In una sessione di training tipica, sia i formatori che gli allievi, devono affrontare esperienze dirette di vario genere, da cui estrapolare tutta una serie di elementi utili per migliorare le proprie abilità, aumentare le proprie conoscenze e ridefinire i valori.

Mentre nella formazione tradizionale gli allievi sono solitamente passivi e spesso annoiati, nella formazione esperienziale il gruppo è attivo, protagonista, coinvolto nella sua stessa formazione secondo il principio del learning by doing.

In questo modo, il processo di apprendimento utilizza la possibilità di imparare dalle conseguenze spontanee, dagli errori come dai successi delle varie sfide e situazioni in cui si trovano il singolo e il gruppo.

L''apprendimento vero e proprio si completa quando queste esperienze, vissute in prima persona, sono seguite dalla fase di debriefing: riflessione, discussione, analisi critica e sintesi sono fondamentali.

Affinché questo processo si svolga nel migliore dei modi, il formatore esperienziale deve riuscire ad ottenere la fiducia e il riconoscimento del gruppo, altrimenti le tensioni interne all'aula e un clima non collaborativo vanificano l'intera sessione.

Davide & Gianni

giovedì 14 febbraio 2008

Le tavole quadrate

Cosa sono le tavole quarate?

Le tavole quadrate sono i nostri workshop della durata massima di 2 ore in cui mostriamo una versione bonsai dei nostri corsi e percorsi.

L'idea di chiamarle tavole quadrate è nata scherzosamente un pomeriggio, dove una successione di analogie, ha portato me e Gianni dalla tavola rotonda di Artù alla definizione comunemente usata oggi per indicare sessioni di discussione e confronto, per passare al tavolo ovale della Casa Bianca e infine al concetto di tavola quadrata.

Un'ulteriore sequenza di collegamenti logici e salti creativi, ci ha portato all'attuale versione: quando, infatti, affrontiamo un argomento, lo sviluppiamo tenendo conto di questi 4 punti focali:

  • Consapevolezza

  • Passione

  • Visione

  • Realizzazione



Quattro punti che uniti formano una tavola quadrata, quattro punti di vista differenti con cui rapportarsi al nostro problema, alla nostra sfida.

Per sapere i programmi delle nostre tavole quadrate potete consultare il nostro sito www.eallaenne.it

Davide

PS: ringrazio Matteo Catullo, è proprio durante un suo workshop che la mia idea, ha ricevuto il giusto fertilizzante

domenica 10 febbraio 2008

Professione facilitatore

Chi è il facilitatore?

Il nome stesso svela la sua missione, il suo compito: facilitare il lavoro del gruppo affinché possa raggiungere l'obiettivo preffisato.

"In Francia viene mirabilmente definito fluidificatore. Si propone come aiuto, attento a valorizzare tutto ciò che può contribuire a trovare soluzioni e non tanto a creare nuovi problemi al cliente", un profeta dell'apprendimento esperienziale.

"Gli unici apprendimenti seri, vale a dire utili per la vita delle persone, sono quelli realizzati attraverso la scoperta, lo stupore, la gioia, l'amore".

Il suo scopo, paradossalmente, è quello di diventare "inutile", di far crescere il gruppo in maniera che, ad un certo punto, non abbia più bisogno di lui.

Il facilitatore non è un animatore turistico, né un docente in cattedra, né un formatore esperto anche se è auspicabile però che abbia nozione delle competenze tipiche di queste figure.

Quella del facilitatore è una nuova professione, una figura variegata e complessa dotata di molteplici doti e abilità.

Innanzitutto deve avere una buona capacità di ascolto e di relazione con le persone, deve capire che tipo di gruppo si trova davanti, deve saper instaurare un clima creativo avendo ben presente quale ruolo giochino le emozioni e i bisogni delle persone.

Non deve spiegare, deve far sentire.

Una seconda qualità è la capacità di analisi e di sintesi che gli consente di comprendere la natura del problema su cui lavorare: il gruppo sta lavorando su un processo di soluzione di un problema? Sul miglioramento di un prodotto e sul suo posizionamento? Sulla soluzione di un conflitto? Su un nuovo concetto da creare? Deve saper dare chiaramente le consegne al gruppo, definire le regole e farle rispettare.

Il facilitatore deve possedere intuizione, capacità d'improvvisare e di adattarsi rapidamente ai cambiamenti: spesso, infatti, il gruppo si muove velocemente da un concetto all'altro, da una direzione ad un'altra.

Il facilitatore deve saper guidare il cambiamento senza influenzarlo, deve saper rilanciare il gruppo con energia così come deve saper frenare l'impeto quando necessario.

Il facilitatore deve saper sostenere l'ansia dell'ignoto: ogni gruppo, ogni progetto è una nave che salpa in mare sconfinato. Naturalmente ha una meta, ma non sa quando e dove la troverà. E questo può generare ansia, preoccupazione.

La sua dote migliore comunque è l'esperienza: il suo metodo è induttivo, parte dall'ipotesi che quella tecnica sia la migliore, e solo provandola saprà se è vero. E' l'esperienza che gli farà scegliere di volta in volta lo stile da utilizzare, direttivo, non direttivo, partecipativo.

Quella del facilitatore è una figura professionale sulla quale è necessario investire: un buon facilitatore infatti può fare la differenza in un gruppo creativo fin dall'inizio, quando si tratta di discutere con il cliente del suo problema e di tracciare il percorso da fare.

Affidarsi ad un facilitatore inesperto può portare il gruppo al fallimento.

Affidarsi ad un facilitatore esperto e competente garantisce di partire col piede giusto e di arrivare sicuramente a destinazione.

Davide & Gianni

La creatività

Che cos'è la creatività?

Il termine creatività è stato importato verso la fine degli anni cinquata dagli Stati Uniti che hanno definito per primi la parola "Creativity".

In tutti questi anni sono state date molteplici definizioni della creatività: per alcuni è considerata semplicemente la capacità di creare, per altri un processo attraverso il quale l'inventore arrivare a creare qualcosa, per altri ancora un processo che, applicando diversi strumenti, porta alla produzione di idee, soluzioni e progetti.

La definizione che più preferisco e che è da tutti riconosciuta come la più valida è la seguente: la creatività è la capacità di realizzare connessioni, nuove e utili, utilizzando elementi esistenti, ma combinati tra loro in maniera nuova e originale.

Questa definizione inoltre apre il mondo della creatività a chiunque: non è un talento con cui si nasce, è qualcosa che tutti noi possiamo esercitare e sviluppare.

La creatività è quindi la nostra capacità che ci spinge a creare mossi da da esigenze di miglioramento e ottimizzazione, di ricerca di soluzioni nuove e diverse.

Come migliorare la propria creatività? Provate a immedesimarvi in queste situazioni

1.Suona la sveglia, è ora di alzarsi. Avete dormito male e, a dirla tutta, vorreste anche tornare a letto a dormire. Oggi però avete la possibilità di intervenire. La più grande ditta che produce letti e materassi, vi ha riconosciuti come massimi esperti e vi dà budget illimitato per creare il letto migliore, quello che sbaraglierà la concorrenza, quello che vi farà dormire sonni ristoratori e che vi farà svegliare freschi come una rosa. Come sarà questo letto? Fate un elenco di possibili soluzioni, pazze, divertenti, originali, assurde, osate e… create!

2.La più famosa casa produttrice di lettori mp3 vi ha scelto per sbaragliare la concorrenza: avete a vostra disposizione qualsiasi cifra purché creiate qualcosa di veramente unico. Rimboccatevi le mani e partite. Quali nuove funzionalità potrebbe avere questo lettore mp3? Di quali materiali potrebbe essere fatto? Di quali forme e colori? E se doveste svilupparlo per dei marziani senza orecchie? O per degli alieni senza mani? Osate, Create, un futuro grandioso aspetta solo voi.

3.Oggi siete Archimede, l’inventore. Zio Paperone, in un eccesso di bontà, ha deciso di mettere a vostra disposizione tutti i suoi averi, per realizzare… Già cosa potreste mai poter realizzare con tutto il denaro custodito nei suoi depositi? Inventate, create, siete in un fumetto, tenetelo sempre a mente, qui tutto è possibile...

Davide

L'immaginazione

Che cos'è l'immaginazione?

L'immaginazione, è la capacità di produrre immagini mentali e idee.

Possiamo immaginare sia la realtà già vista e conosciuta sia tutto quello che proviene dal fantastico e dall'immaginario (nessuno ha mai visto un drago, un unicorno, una chimera eppure ognuno di noi ha un'immagine di queste creature mitologiche nella propria testa).

Quando non svolgiamo attività particolarmente complesse e articolate, quando allentiamo le briglie lasciamo andare la mente lontano, quando siamo liberi di "sognare", la nostra immaginazione è libera di esprimersi con tutta la sua forza.

L'immaginazione non è soltanto visiva, possiamo anche rappresentarci dei suoni, dei movimenti, delle sensazioni.

Nella vita di tutti i giorni siamo continuamente sollecitati da fattori esterni che possono stimolare la nostra immaginazione: musiohe, foto, film, libri, cibo...

L'immaginazione ci permette di combinare insieme ricordi, percezioni, aspirazioni e contesti reali creando qualcosa di nuovo nella nsotra mente trasformato e rielaborato grazie alla fantasia.

E' proprio l'immaginazione che ci viene in aiuto quando abbiamo bisogno di una soluzione totalmente diversa ad un problema: l'approccio tradizionale e logico non funziona ed è dall'immaginazione che dobbiamo trarre un'ispirazione per risolvere il nostro problema.

Come migliorare la propria immaginazione? Provate con questi esercizi
1.Guardate un film o leggete un libro, scegliete un momento qualsiasi per fermarvi e chiedetevi: e se ora il protagonista facesse una scelta diversa? Come si evolverebbe la trama? Cosa cambierebbe? Immaginate…
2.Prendete un giornale, apritelo ad una pagina a caso e scegliete l'articolo dove vi cade l'occhio: chiedetevi e se fossi stato lì? Immaginate…
3.Se vi venisse regalata la famosa bacchetta di Harry Potter e il suo libro di magia, come li vorreste usare? Quali nuove magie vorreste pronunciare? Immaginate…

Davide

La curiosità

Che cos'è la curiosità?

La curiosità è l'istinto che ci spinge a chiedere, ad esplorare l'ignoto e l'incerto, a scoprire e fare esperienze, a comettere errori e ad imparare da questi.

La curiosità è la domanda che ci porta dritti alla risposta.

Eppure troppo spesso la nostra società ci porta a soffocare la curiosità: provate a pensare a tutte le volte che ad una domanda ricevete come risposta "Non sono fatti tuoi", oppure "non ti riguarda", o ancora "capirai quando sei grande" o anche "lasciami in pace".

Altre volte siamo noi stessi ad aver paura di fare domande pensando di essere giudicati stupidi o ignoranti.

Noi esseri umani possiamo anche fare dipeggio, quando ci autoconvinciamo di saperne abbastanza e quindi arriviamo a considerare l'ignoto come "poco interessante".

Come sviluppare quindi la nostra curiosità?

Innanzitutto iniziamo a pensare che non esistono domande stupide e che ogni volta che rinunciamo a chiedere, perdiamo un'occasione per apprendere qualcosa di nuovo.

Proviamo a cercare le risposte anche da soli: nel terzo millennio possiamo fare affidamento oltre che su libri, giornali ed enciclopedie anche su Internet e i suoi milioni di contenuti.

Osserviamo il mondo con occhi nuovi, cerchiamo di notare i piccoli cambiamenti che prima c’erano sfuggiti: nuovi vicini, nuovi negozi, nuovi cartelli, nuove pubblicità

Leggiamo libri di fantascienza: Philip K. Dick, Isaac Asimov, William Gibson e così via..

Coraggio, coltiviamo la nostra curiosità

Davide

mercoledì 6 febbraio 2008

La comunicazione scritta efficace

Avete mai prestato attenzione a quanti testi produciamo ogni giorno?

Sms, email, lettere, preventivi, relazioni, presentazioni... che lista, e potrebbe continuare.

Quante volte vi capita di ricevere in risposta una ulteriore richiesta di chiarimento e di pensare "mi sembrava di essere stato fin troppo chiaro..."

Non è così: avete dato per scontato qualcosa.

La comunicazione scritta, al contrario di quella orale, ci lascia tempo per riflettere e pensare, per riscrivere e riformulare, per fare la "brutta" e poi la "bella".

Scrivere non è come parlare, c'è sempre tempo per tornare indietro e rifare e nessuno lo saprà mai.

Una volta pronunciata una frase, questa assume un tono definitivo: certo volevamo esprimere un concetto, ma il nostro interlocutore ne ha recepito un altro.

La comunicazione scritta, ci aiuta in questo, possiamo scrivere la frase, rileggerla, ripensanrla, riformularla e quando siamo sicuri, sottoporla al destinatario.

Siamo stressati e sempre di corsa, spesso scriviamo di fretta e non rileggiamo: proviamo a fare un piccolo sforzo a non andare sempre a tavoletta, fermiamoci a rileggere quello che abbiamo scritto, facciamo le opportune correzioni del caso (ci sono sempre!) e poi... il testo è pronto!

La comunicazione scritta efficace inizia proprio da qui: da un aspetto molto semplice e basilare; per gli altri trucchi e segreti, dovrete seguirci nelle prossime settimane o se non potete proprio aspettare, iscrivervi ai nostri workshop ;-)

Davide